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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10805/1173

Title: Servizi pubblici locali e rapporti di utenza
Authors: STIRPARO, DOMENICO
Tutor: Dello Russo, Lucia
Keywords: servizi pubblici locali
rapporti di utenza
servizi pubblici
utenza
utente
Issue Date: Oct-2011
Abstract: La tesi ha ad oggetto il rapporto di utenza nei servizi pubblici locali, con particolare riferimento a quelli a carattere imprenditoriale, perchè è con riguardo ai fruitori di questi che si è posta la questione dell'inquadramento delle deviazioni dei relativi contratti dai modelli civilistici, deviazioni determinate dalla stretta compenetrazione, nell'erogazione del servizio, di aspetti organizzativi ed aspetti gestionali. Nella relazione triadica ( amministrazione-gestore del servizio-utente), se le controversie relative ai rapporti attinenti al primo 'segmento' sono ricondotte al processo amministrativo, l'assetto giurisdizionale di quelle tra utente e gestore risulta frammentato tra giudice amministrativo e giudice ordinario, anche con riguardo al medesimo oggetto (ad es. gli atti generali emanati dall'erogatore per disciplinare il servizio- il regolamento o la carta di servizio) attribuito alla competenza dell'uno o dell'altro giudice, secondo la nozione di servizio pubblico che si accolga. Vi è stata, infatti, facendo eguale riferimento alla disciplina comunitaria in materia (che, com'è noto, le consente entrambe), una rivisitazione delle teorie, soggettiva ed oggettiva, del servizio pubblico, a cui corrisponde un'accezione di questo ristretta o allargata. Nelle versioni più avvedute, la prima afferma la ricorrenza di un servizio pubblico solo ove la relativa attività non possa disgiungersi da una soggettività pubblica," cui soltanto compete di assumere decisioni implicanti dirette valutazioni di interessi pubblici e di garantire il rispetto del principio di necessaria attuazione dello scopo pubblico che connota causalmente il pubblico servizio, controllando e dirigendo l'operato di soggetti imprenditoriali pubblici e privati". La seconda, esclude la natura oggettivamente amministrativa dell'attività erogativa, anche nel caso in cui soggetti ( solo formalmente) privati operino come 'fiduciari' dell'amministrazione, venendo diversamente contraddetto il ricorso a soluzioni organizzative differenziate, che consentono solo una regolazione, il cui compito, una volta definita con legge o in base a legge la struttura del mercato, l'istituzione dei sistemi regolativi e l'individuazione dei servizi garantiti, sta nel " comporre e arbitrare gli interessi privati contrapposti, mimando il funzionamento di un mercato concorrenziale o correggendo le sue imperfezioni". Secondo la teoria soggettiva, soltanto la natura finalistica dell'attività consente al destinatario delle prestazioni di promuovere il sindacato sulla razionalità di una scelta organizzativa dell'amministrazione. Secondo la teoria oggettiva, diritto pubblico e diritto privato possono intervenire in via sussidiaria l'uno rispetto all'altro, in funzione degli interessi tutelati, che sono privatistici, e ciò reagisce sull'identità e sulla disciplina degli istituti pubblicistici. La tesi coglie le esigenze sottese ad entrambe le ipotesi ricostruttive e recepite dalle recenti, disordinate riforme della disciplina dei servizi pubblici locali, che, pur senza snaturare la politicità della scelta relativa alla istituzione di un servizio pubblico, rendono più stringente il sindacato sulla ragionevolezza delle limitazioni alle libertà economiche e alla concorrenza. Il tentativo è quello di pervenire ad una impostazione ( diversamente) pubblicistica, a sottolineare, negli ultimi interventi normativi, la dimensione superindividuale del rapporto di utenza, con l'attenuarsi della differenziazione e contrapposizione fra tutela degli utenti 'uti singuli', nelle controversie individuali, e tutela di un interesse collettivo concernente il profilo organizzativo e qualitativo dei servizi pubblici, in quanto sono gli interessi diffusi ad elevarsi ad interessi individualmente azionabili a conclusione di un percorso per certi versi opposto a quello compiuto dalla giurisprudenza per consentire tutela agli interessi collettivi (così Tar Lazio n.552/11, citata, relativa ad un'azione collettiva amministrativa, concernente, però, un servizio pubblico sociale). A fronte del conferimento all'amministrazione locale di poteri di carattere precettivo generale, che connotano un'attività di regolazione ( determinazione dei criteri relativi agli standard qualitativi, monitoraggio,controllo) si ripropone la questione, nel confronto tra atti espressione di due distinte autonomie, quella locale e quella delle autorità indipendenti, della riconducibilità o meno della funzione regolatoria all'archetipo del potere amministrativo discrezionale, del carattere necessariamente preventivo o invece successivo dell'adozione delle relative misure, dell'adeguatezza della disciplina della partecipazione dei soggetti coinvolti da queste. Il lavoro si articola su tre capitoli : nel primo si inquadra il rapporto di utenza nel dibattito sempre aperto in ordine alla stessa nozione di servizio pubblico, anche per effetto delle trasformazioni imposte dal diritto comunitario; nel secondo si riporta il complesso e stratificato quadro normativo relativo ai modelli organizzativi per l'erogazione dei servizi pubblici, fino all'analisi della sua più recente e caotica evoluzione, perchè ripetutamente modificato ma costantemente sospeso tra una concorrenza proclamata e una traduzione in regole che finiscono per risultare protezionistiche (anche a motivo del non chiaro rapporto tra disciplina generale e disciplina di settore) ; nel terzo si procede all'analisi strutturale del rapporto di utenza, del ruolo, in tale ambito, del contratto di utenza, trattandosi di fattispecie contrattuale di natura composita, nella quale profili pubblicistici coesistono con la disciplina negoziale, sia generale che speciale, nel momento genetico, in quello contenutistico ed in quello esecutivo. Nella ricostruzione dell'assetto della tutela giurisdizionale, sia individuale che collettiva, emerge la necessaria complementarietà delle relative forme, nel coordinamento, quanto alla legittimazione, alla competenza, agli effetti, dei rimedi civilistici dettati a tutela degli utenti e dei consumatori con quelli di carattere amministrativo. La dimensione ultraindividuale del rapporto di utenza e la preordinazione della tutela collettiva all'anticipazione' della soglia di intervento della tutela giurisdizionale forniscono il criterio della possibile correlazione tra domande di annullamento di atti di organizzazione pregiudizievoli della qualità, come carte dei servizi a contenuto generico e domande risarcitorie, in sede di giurisdizione esclusiva ai sensi dell'art.33 d.lgs.n., con l'azione 'di classe' contro le inefficienze dei servizi dell'amministrazione, di cui, peraltro, si rilevano nella tesi le criticità. Nelle conclusioni si sono prospettati gli effetti possibili del referendum abrogativo dell'art.23-bis.
URI: http://hdl.handle.net/10805/1173
Research interests: Diritto Amministrativo - Diritto alimentare
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