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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10805/2524

Title: SETTE TIPI DI SCALE
Other Titles: LA DIMENSIONE URBANA DELLA SCALA TRA RITI SPAZIALITÀ E TEMPO
Authors: MARCOALDI, PAOLO
Tutor: CARPENZANO, ORAZIO
Keywords: architettura
teorie
scale
simbolismo
Issue Date: 3-Jul-2014
Abstract: Da sempre la scala ha tradotto in forme non solo la necessità pratica di collegare luoghi posti a differenti quote, modellando e misurando con i passi le forme della terra, ma ha dato uno spazio fisico alle più importanti aspirazioni spirituali dell’uomo. I gradoni monumentali in Egitto e Messico consentivano agli uomini di sentirsi più a contatto con le divinità. In Grecia, il crepidoma crea una distanza tra i templi ed il contesto circostante. In India, i terrazzamenti di Varanasi scandiscono i momenti più significativi di un’esistenza, introducono l’uomo alla vita e lo accompagnano alle soglie dell’aldilà. Fanno da sfondo a queste riflessioni le parole di Christian Norberg-Schulz nella prefazione al suo libro Significato nell’architettura Occidentale: "L’architettura si occupa di cose che vanno al di là delle necessità pratiche e dell’economia. Essa si occupa di significati esistenziali." Pertanto le forme archetipe, tra cui la scala, manifestano in primo luogo una funzione strettamente legata all’essenza della forma, una funzione ontologica, ed esprimono in seconda istanza un valore simbolico, che trascende la forma. Il differente rapporto tra funzione ontologica e funzione simbolica determina delle variazioni formali e semantiche. Queste variazioni dipendono principalmente da due fattori: la preponderanza di una funzione sull’altra e la natura del loro rapporto, che può essere di analogia o di contrapposizione. La dissertazione è strutturata secondo un continuo intreccio di due diverse questioni, due nodi argomentativi di un unico elemento, la Scala. Il primo nodo argomentativo è un'interrogazione serrata sui rapporti di senso e di forma che questo elemento fondamentale dell’architettura stabilisce con i suoli. Questo studio, svolto attraverso una successione teorica per frammenti che soltanto la scala si fa carico di tenere insieme, ha determinato una serie «finita» di categorie semantiche, sette modi di essere della scala in relazione alla città (e più in generale allo spazio antropizzato): basamento, soglia, labirinto, barriera, ponte, dimora e piazza. La scala basamento nasce per colmare lo spazio tra l’architettura ed il suolo. Comunemente può essere considerata la più primitiva soluzione per risolvere l’attacco a terra, anche se in questo caso sarebbe più corretto parlare di distacco dal terreno. La scala soglia è un paradosso perché se la scala, nella sua funzione ontologica, unisce due spazi, la soglia, al contrario, ne definisce i limiti. La soglia è allo stesso tempo confine e passaggio, varco simbolico tra uno spazio fisico ed uno immateriale. Nella scala labirinto la dimensione paradossale-simbolica sovrasta il valore funzionale, a tal punto che l’architettura può ridursi ad un insieme di traiettorie senza orientamento di rampe ritorte, interrotte, rovesciate e moltiplicate infinite volte. Il labirinto, quindi, come paradosso spaziale, allegoria e metafora ancor prima che struttura di connessione. La scala barriera, come la scala soglia, non collega due spazi ma, a differenza di quest’ultima, rappresenta la parte terminale di un elemento e non l’inizio di un altro. Per definizione la barriera sembra un elemento difficilmente conciliabile con la scala. Eppure, l’accostamento di queste due figure genera un’incredibile varietà di architetture che possono aderire in pieno ai principi funzionali della scala e della barriera, oppure, al contrario, negarli del tutto. La scala ponte non solo consente il passaggio tra due luoghi in dislivello, ma trasforma le due estremità separate in una cosa sola. La scala ponte è la scala della verità, che non dà adito ad alcun tipo di ambiguità semantica. In questa figura esistono sempre due o più sponde che scavalcano un ostacolo, la scala rende ancor più significativo il movimento lungo l’asse verticale. Con la scala dimora il movimento è misurato dall’architettura in funzione di una rinnovata percezione del tempo e dello spazio. All’interno di questa categoria di senso, la scala diviene lo strumento in grado di modificare le forme tradizionali dell’abitare, fino a compromettere o a rovesciare del tutto l’archetipo della capanna primitiva. Se la scala basamento descrive i riti dell’antichità, la scala piazza è il luogo della ritualità contemporanea, moderno teatro spontaneo nel quale portare in scena il vivere collettivo. Attraverso il ribaltamento semantico del concetto di scala, al transitare si sostituisce una condizione di stabilità precaria. L’unione di funzioni generalmente contrapposte, stare ed attraversare, genera nella scala piazza una molteplicità di usi imprevisti, che restituiscono a questo spazio pubblico una propria ragione d’essere, un rinnovato valore urbano in funzione della società contemporanea. La seconda parte della dissertazione, il secondo nodo argomentativo, riguarda lo studio analitico di alcune opere che hanno stimolato e determinato questa tassonomia. Ogni categoria contiene al suo interno quattro architetture/scale, costruite o anche solamente progettate, che appartengono ad aree geografiche e a periodi estremamente eterogenei. Ognuna di queste opere paradigmatiche è stata selezionata non solo in virtù di un’aderenza più o meno esplicita alla categoria di riferimento, ma perché mostra come un particolare uso della forma si sia reiterato nel tempo e nello spazio. Tutte le analisi sulle architetture/scala hanno determinato una sorta di revisione del lessico architettonico ordinario, sulla base di studi proporzionali, analogie e comparazioni, rielaborazioni fotografiche e ricostruzioni tridimensionali. In particolare, le ricostruzioni tridimensionali, attraverso una loro riduzione schematica, cercano di portare in primo piano il rapporto tra la scala e la sua dimensione architettonica . Infine, la lettura di ogni opera non si congela in uno studio introverso, attento esclusivamente al singolo organismo, ma tenta di indagare lo stretto legame tra l’architettura ed il suo contesto, sia questo un interno urbano o, in casi più rari, un paesaggio meno antropizzato. Le due parti della dissertazione, teoria ed analisi, cercano continuamente di affermare una complementarietà/continuità; e così le opere entrano nella teoria per descrivere mutazioni e persistenze del tipo nel corso del tempo, mentre la teoria si insinua nelle opere per rivelarne i procedimenti logici, i valori simbolici e le qualità estetiche. Teoria ed analisi si ritrovano nuovamente unite in alcuni diagrammi e ideogrammi concettuali, una forma alternativa alla scrittura con cui ho cercato di ricondurre ad una comune origine semantica architetture apparentemente molto distanti. La dissertazione non ha un carattere finale e conclusivo, quanto quello di una continua indagine su un materiale conosciuto, la realtà architettonica delle opere e dei progetti, che contiene innumerevoli idee strumento per il progetto urbano del prossimo futuro. I Sette tipi di scale, congiuntamente alle riletture funzionali, iconologiche e semantiche, portano una diversa attenzione su alcune architetture lontane nel tempo o di un passato molto prossimo, e suggeriscono, o quantomeno auspicano, il tentativo di ri-osservare la storia dell’architettura a partire da un singolo elemento. Ma questo sguardo a ritroso è solo una piccola parte, un rigagnolo, se si volge lo sguardo in avanti, osservando l’oceano di potenzialità future che fanno della scala una forma archetipa sempre inedita, un'invariante che si rinnova continuamente, un oggetto temporalizzato attraverso il quale si concretizza il rapporto tra le qualità del tempo e le qualità dell'esperienza. Con questa tesi di dottorato ho tentato di dimostrare l’importanza strategica del tema scala ai fini di uno sviluppo dei suoi contenuti materiali e simbolici all’interno dei grandi temi che attraversano la disciplina architettonica, verificando un possibile avanzamento metodologico e operativo proprio nell’uso di strumenti di lettura multidisciplinari che fungono quali categorie interpretative sulla avvertita importanza della scala come spazio altro delle relazioni sociali a livello urbano. Ho cercato di sintetizzare i nodi tematici che hanno caratterizzato la ricerca attraverso l’elaborazione di schemi diagrammatici (che tentano di misurare la propria efficacia a partire da alcune categorie connotative). Sarà per me interessante constatare quanto di questo sforzo teorico e analitico potrò utilizzare nel corso della mia attività progettuale, sperimentativa e didattica.
URI: http://hdl.handle.net/10805/2524
Research interests: Teorie architettoniche, iconologia, simbolismo, storia dell'architettura
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